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Alzi la mano chi almeno una volta non si è chiesto che caiser ci stava
a fare lassù, mezzo secco di freddo, oppure con la nausea piegato in
due, o con tutta quell'aria sotto i piedi; ma anche da solo la notte
nel silenzio di un bosco, o con gli occhi fissi sui piedi, un'orma dietro
l'altra; di fronte a un fuoco dal riverbero di tempi lontani; con quegli
occhi azzurri di lei che sorridono ad una sosta; davanti al giorno che
si accartoccia su se stesso al tramonto, in un bivacco agitato dal vento...
Ah! nessuno può farlo.
Ecco riflessioni che tutti noi abbiamo fermato su vecchi
taccuini, su pezzi di carta nascosti tra guide e libri di gite.
Non sono romanzi, semplicemente poche righe per dire che è sempre
possibile stupirsi, anche di se stessi.
Pagine di letteratura alpina e di montagna,
con dentro tutti i dubbi, i perché, i fallimenti, la gioia e le
scoperte di chi in prima persona non sa ignorare il richiamo di
lì fuori, quello che ci spinge a uscire di casa ogni volta con lo
zaino in spalla.
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